Archivio degli articoli taggati 'inediti'

28 luglio 2009 ore 11.14

Eynis e il pollaio

Sono le undici e mezza di notte. Ai piedi del mio letto: una massa informe viola stinto tutta bozzi e legacci pendenti, che trent’anni fa era uno zaino da alpinismo professionale.

Si, domani parto per il campo scout. Starò via dieci giorni, e in questi dieci giorni ovviamente sparirò totalmente dal blog.

Per farmi perdonare della mia assenza (passata e futura) vi regalo un disegno di Eynis come appare nel secondo volume (esatto, non sono ancora capace di inchiostrare O_ò)

e un pezzo in anteprima del principe delle nebbie (oooooh!). Che, guardacaso, parla di un pollaio

………………

WARNING: SPOILER!!!!!

Il cielo era rosa d’aurora, e la campagna attorno a Rhoda era avvolta nel silenzio.

Eynis e Jadifh, appostati dietro una siepe, spiavano il cortile silenzioso di una fattoria.

– Non possiamo semplicemente cercare un’altra strada?-  sussurrò la ragazza.

– No! La pattuglia notturna sta tornando dalla ronda e io sono il ricercato numero uno del regno. La via più sicura è questa, dammi retta!

Eynis lanciò un’occhiata al sentiero che portava nei campi che dovevano raggiungere. – Allora ci conviene passare subito– disse.- Dormono ancora tutti, sbrighiamoci prima che sia troppo tardi!

– Hai ragione. Al mio tre attraversiamo e ci nascondiamo nel campo, va bene? Uno, due e… -. Ma prima che Jadifh potesse dire “tre”, il silenzio fu rotto da un chiocciare sgraziato e ripetitivo.

– Accidenti, la gallina! – disse Eynis tra i denti. – Ha fatto l’uovo e adesso sveglierà tutti!

– Non esagerare, smetterà subito, vedrai!

– Figurati! Le galline non smettono di chiocciare, a meno che qualcuno non prenda l’uovo.

– Davvero? – chiese il ragazzo con un lampo negli occhi.

– Certo, è così! – rispose Eynis voltandosi. Ma Jadifh non era più dietro di lei. Era saltato in piedi e aveva scavalcato la siepe, sparendo all’interno del pollaio.

Il canto della gallina tacque, il ragazzo riattraversò il cortile di corsa e tornò ad accovacciarsi di fianco a Eynis. In mano stringeva un uovo.

– Problema risolto! – esclamò con un sorriso smagliante.

Ma Eynis non ebbe nemmeno il tempo di rispongergli che l’intero pollaio esplose di un chiocciare assordante.

– Oh, no! Ci si mettono anche le altre ora! – gemette il ragazzo.

– Via, scappiamo! Presto, prima che arrivi il contadino! – fece Eynis. E i due attraversarono la strada in un lampo e si tuffarono tra le spighe di grano verde.

– La prossima volta – ansimò Eynis – si prende la strada che dico io!

– Beh, questa situazione ha avuto il suo lato positivo – dichiarò il ragazzo.

– E quale?

Jadifh sollevo l’uovo come per brindare alla salute di Eynis, lo forò e lo bevve in un sorso.

…………….

N.B: non è detto che troverete questo estratto tale e quale nel libro stampato: può ancora essere tagliato o modificato.

N.B 2: i più accorti noteranno nel disegno che Eynis ha una macchia bianca sul naso. questo perché quando stavo dando gli ultimi ritocchi, un attimo prima di scannerizzare, una simpaticissima macchia di inchiostro le è caduta esattamente in faccia e ho dovuto sbianchettare il tutto >.>

27 maggio 2009 ore 9.37

Il ritorno del post inutile

Innanzitutto, e come sempre, grazie a tutti voi che seguite questo blog (anche a chi non commenta) e soprattutto grazie infinite a tutti i lettori del mio libro: senza di voi non sarei nessuno!

Avrei voluto scrivere qualcosa di interessante questa settimana, ma la scuola mi sta letteralmente massacrando e ho a malapena il tempo di passare da un libro all’altro tante sono le verifiche slash interrogazioni che ci scodellano i cari e adorati professori. Penso che sia una situazione che ognuno ha vissuto ben più di una volta, quindi spero di poter contare sulla vostra comprensione e quindi mi perdoniate se per adesso vi posto solo un pezzettone tagliato via dall’Erede di Ahina Sohul!

AVVERTENZA: questo è un estratto inedito, che ho scritto alcuni anni fa, la mia editor non l’ha nemmeno toccato, quindi ci sono incongruenze, assurdità, orrori ortografici etc… accettate l’idea e RIPONETE LE ASCE BIPENNI THX!!!

……..

(Siamo a Yared, appena prima dell’attacco amorpho, una delle parti più tagliuzzate di tutto il volume)

Con una nuvola di polvere, Eynis richiuse il pesante volume che stava consultando.

Molto interessante un manuale sui mille modi di cucinare le cipolle alla maniera di Raden pensò con un sospiro rassegnato. Mi aspettavo qualche racconto epico, qualche cronaca della storia di Raden, ma evidentemente qui hanno da scrivere solo manuali su come costruire capanne il più pericolanti possibili senza farle crollare.

Percorse con lo sguardo la stanza avvolta nella penombra, e ripose il libro nello scaffale. Poi spense la candela con un soffio e si diresse a tentoni verso la porta.

Il fascio di luce proveniente dalla finestra che dava sul cortile la investì. Mentre i suoi occhi si abituavano alla luce, scese a passo svelto la scala a chiocciola, e attraversato il grande salone si diresse nei giardini per una porta laterale.

Il giardino, al contrario del palazzo e di tutti gli edifici a Raden, era straordinariamente ben curato. anche in inverno i ramoscelli spogli dei cespugli erano perfettamente regolati, e nel vialetto di piccoli ciottoli, completamente sgombro dalla neve, non c’era nemmeno una foglia secca.

Ma avanzando nel cortile, che si faceva sempre più intricato, Eynis si accorse di stare pian piano lasciando il palazzo. A ogni passo il giardino era meno curato, e la neve iniziava a macchiare il sentiero. Man mano le erbacce iniziarono a intralciare il cammino della ragazza, e il vero giardino ormai non si intravedeva quasi più.

Eppure non sono ancora uscita dalle mura del palazzo pensò Eynis facendosi strada fra i rovi. Si chiese se non fosse meglio tornare indietro, se magari non si fosse persa. A un certo punto, ai lati del sentiero, iniziarono a scorgersi alcuni resti di muri semicrollati e ricoperti da muschio e edera. Ma si può sapere dove sono finita? Si chiese la ragazza. Quei muri erano molto diversi da quelli del palazzo. Le pietre erano regolari, tagliate come fossero mattoni e imbiancate di calce. Avvicinandosi a un muro, vide che il muschio aveva ricoperto una intricata decorazione sulla calce. Togliendo delicatamente il muschio, la ragazza scoprì il disegno stilizzato di un albero in fiore, e rimase senza fiato per la sua bellezza. Non ho mai visto nulla di simile. Spinta da una curiosità irresistibile, iniziò ad aggirarsi per le rovine. Sono a pianta circolare. Doveva trattarsi di torri, probabilmente di avvistamento: da qui si gode di un ottima vista della pianura.

D’un tratto le venne in mente quello che le aveva detto Principe: in principio Yared era un avamposto elfico. E d’un tratto quel disegno così particolare e quello strano stile nelle costruzioni non sembrarono più un mistero.

Ma improvvisamente le parve di sentire una voce provenire dal centro di quei ruderi. Avanzò cautamente, e a quella voce se ne aggiunse un altra. Erano voci umane, e appartenevano a due uomini. Avanzando ancora si accorse che una di quelle voci apparteneva a Jadifh. Cosa ci fa Jadifh in un posto del genere? Si chiese sospettosa.

– Questo è il mio volere! – sbottò Jadifh.

– Ragiona Ombra! Abbiamo bisogno di te. I tuoi uomini hanno bisogno di te! – disse l’uomo.

– I miei uomini dovrebbero imparare a cavarsela da soli!

Eynis continuò ad avanzare cautamente, al riparo delle rovine, cercando un posto da cui avrebbe potuto osservare i due senza essere vista.

– Aveva ragione Eryn, come sempre – sospirò l’altro. – Li hai seguiti di tua volontà.

– Certamente – disse Jadifh. – All’inizio non si fidavano, mi hanno legato, per via del mio aspetto amorpho. Ma poi hanno aquistato fiducia e ora sono uno di loro.

– Non sei uno di loro Ombra! Tu sei uno di noi! Sei il nostro capo!

– È nel nostro interesse che viaggio con loro, lo vuoi capire?

Eynis improvvisamente si accorse di una feritoia in cima ai resti di una torre. Salì con cautela i gradini pericolanti, facendo attenzione a non fare rumore.

Jadifh con un sospiro si sedette su un muretto e si appoggiò alla parete. L’altro era uno dei cortigiani che Eynis aveva visto a colazione. Si chiese cosa avesse a che fare con Jadifh. Poi vide che al suo guanto di pelle nera mancava il pollice e capì.

La spia dei ribelli prese a camminare avanti e indietro. – Ombra, non spetta a me dirti ciò che devi fare ma…

– Esatto, Nebbia, non spetta a te. Tu sei Nebbia, io sono Ombra. Tu sei appena entrato a far parte degli scuri, mentre io ci sono da sette anni. E inoltre, io sono il tuo capo non scordartelo!

– Perdona, Ombra – mormorò la spia dei Ribelli -ma c’è grande agitazione a causa della tua assenza, lo sai. Faewin è andato a Nebèra per chiedere spiegazioni a re Hedrim… credevamo che avesse ordinato il tuo rapimento. E suo fratello Fowean sarebbe andato a Feira Ahillen, se non glielo avessimo impedito. Temevamo per la tua sorte.

– So cavarmela da solo Nebbia. Li avrei potuti uccidere tutti se avessi voluto – mormorò Jadifh facendo rimbalzare un ciottolo sul palmo della mano.

– È anche di questo che ti dovevo parlare. Avevi a portata l’erede di Ahina Sohul, perchè non l’hai ucciso?

Eynis trasalì allora era vero! Quella volta Jadifh aveva veramente cercato di uccidere Bedwyr! Sentendo che la sua fiducia per il ragazzo crollava come un castello di carte, tornò ad osservare i due con uno spiacevole groppo in gola.

– Non avevo voglia- disse distrattamente Jadifh – avrebbe complicato le cose. E poi alcuni degli interessi degli elfi sono comuni a quelli dei Ribelli, se collaboriamo riusciremo a toglierci Pseudos dai piedi una volta per tutte.

– E Malbrek? Pensi che con il loro aiuto potremmo eliminare anche lui?

Jadifh iniziò ad agitarsi nervosamente, tormentandosi la collana. – Penso che per tentare di scontrarci direttamente con Malbrek dovremmo aspettare… senza contare che potremmo non riuscire ad arrivare fino a lui.

– Che diamine stai dicendo Ombra? Nessuno più di te dovrebbe desiderare la morte del Signore delle Nebbie.

Con uno scatto d’ira Jadifh scagliò il ciottolo contro una parete, che venne percorsa da una profonda crepa.

– Calmati! Calmati!- disse preoccupato la spia dei ribelli.

– Sto bene – deglutì Jadifh.

– A proposito… ti è successo di nuovo?

– Non da quando Eryn mi ha dato l’amuleto, lo sai.

– A proposito di Eryn, perché non mi hai chiesto sue notizie?

– Non mi interessano sue notizie – disse distrattamente il ragazzo raccogliendo un altro ciottolo.

– Sarà preoccupata?

– Preoccupata? Quella strega? Ma figuriamoci! È più che altro preoccupata di non potermi più ricattare -. Il ragazzo sospirò rassegnato. – Ti dico un piccolo segreto Nebbia: quella mi odia. Crede che io sia responsabile della morte di suo fratello.

– Ma allora perché…

– La smettiamo di parlare dei miei affari? – protestò il ragazzo.

– Scusa, scusa – disse la spia dei Ribelli schermandosi con le mani. – Allora parliamo dei nostri affari. Cosa intendi fare ora?

– In che senso?

– Intendi tornare alla città delle cento torri?

– Ma certo che no! – disse Jadifh passandosi il ciottolo tra le dita. – Seguirò i miei nuovi compagni e li aiuterò a raccogliere le pagine. Sono sicuro che con loro troveremo il modo di spodestare Pseudos come lui ha spodestato Galwan.

– E in quel momento uccideremo l’erede?

– No! Non capisci? Non c’è bisogno di uccidere quel ragazzo. Ascolta, l’ho conosciuto: è solo un moccioso superbo e vanitoso e viziato. Non sarà mai un buon re, ma non sarà mai neanche un buon tiranno. Se dovessero, per sfortuna, incorornarlo, non ci sarebbe pericolo.

– Devi discuterne con Kedor.

– Se capiterà di incontrarci per la via…

– Ma…

– Non torno indietro Nebbia!

– Sì, però…

– Il discorso è chiuso. Non abbiamo nient’altro da dirci.

– Ma Ombra…

– Non abbiamo nient’altro da dirci.

La spia dei ribelli annuì, e dopo un breve inchino si allontanò.

Oh, no passa per di qua! Pensò Eynis appiattendosi contro il muro.

La spia dei Ribelli passò proprio davanti alla feritoia, ma presa com’era nei suoi pensieri non si accorse della ragazza.

Eynis con un gran sospiro si accasciò a sedere. Davvero i Ribelli vogliono uccidere Bedwyr? Per quale motivo? E perchè Jadifh si oppone? E quell’amuleto di cui parlavano, è la sua collana? Se sì, a cosa può servire? Ma i suoi ragionamenti vennero interrotti: qualcuno la afferrò bruscamente per un braccio e la inchiodò al muro.

– Ombra! – balbettò la ragazza.

– Da quanto sei qui? – chiese lui con gli occhi che mandavano fiamme.

La ragazza ammutolì, paralizzata dalla rabbia negli occhi del capo dei Ribelli.

– Cosa hai sentito? – ruggì Ombra stringendo di più la presa sulle sue spalle.

– Lasciami! Mi fai male! – gemette Eynis.

La furia del ragazzo parve placarsi un attimo. Lasciò la presa sulle spalle della ragazza e incrociò le braccia.

– Sto aspettando una risposta! Cosa stai facendo qui?

– Stavo facendo un giro… – iniziò Eynis evitando lo sguardo del ragazzo. Per la prima volta, sentiva di non conoscerlo più. Per la prima volta aveva paura di lui.

– Continua – la incalzò Ombra.

– …ho sentito delle voci, e sono venuta a vedere.

– Cosa hai sentito?

– Abbastanza – disse Eynis ritrovando improvvisamente tutto il suo coraggio.

– Abbastanza per cosa?

– Abbastanza per capire che ho sbagliato a fidarmi di te! Era vero che volevi uccidere Bedwyr! Io credevo che fosse una della sue bugie!

Stavolta fu il ragazzo a distogliere lo sguardo. – Io non ucciderò Bedwyr.

– Ma ne saresti capace! – lo accusò la ragazza.

Jadifh non rispose, fissando per terra.

– Chi sei tu?- disse piano Eynis.

Il ragazzo sospirò e la guardò negli occhi. – Io sono il capo dei Ribelli- disse Ombra.

– Giusto. Tu sei Ombra- disse Eynis sospirando a sua volta.

– Vieni- borbottò Jadifh, prendendola per il gomito. – Torniamo dagli altri.

……

spero che vi sia piaciuto, scusate ancora se sono poco presente sul blog in questo periodo, vi assicuro che fra un paio di settimane tornerò con post più impegnativi e con altre novità sul Principe delle Nebbie!

4 febbraio 2009 ore 10.54

Un post piuttosto inutile

Mi sento molto tapina: questa settimana non sono riuscita a prepararvi né i disegni richiesti né un post decente! Per il post la scusa è che sono molto impegnata in questo periodo, con la scuola, con il libro etc etc… comunque il prossimo articolo serio sarà una vera chicca: vi parlerò dei manga! sol sol sol miii! Per i disegni le scuse sono addirittura due: ho finito la mia storica boccetta di inchiostro di china nero e ho scaricato le mie adoratissime penne tecniche (sono durate pochissimo! T_T) inoltre quel macaco pustoloso del mio scanner ha deciso di rompersi proprio in questi giorni, mannaggia a lui! Quindi per i disegni bisognerà aspettare un po’ mi dispiace! Spero che comunque vi consolerete perché ho deciso di farvi ben due regali!

prima di tutto, ecco un altro pezzo inedito del Libro del Destino! (applausi prego!). si tratta di una scenetta inutile ambientata a Yared, appena prima che la Compagnia scenda a far colazione con re Grewan e la sua corte. È un pezzo inedito e quindi sarà pieno di cavolate. non biasimatemi!

La stanza che avevano assegnato a Bedwyr non era delle più lussuose, ma era comunque un piacevole cambiamento dalla prigione di prima. E non solo i viaggiatori non avevano dovuto dormire all’addiaccio, ma avevano anche una stanza per uno.

Il ragazzo aveva passato alcune piacevoli ore di sonno, finalmente in un letto comodo. Mentre osservava il soffitto affrescato, pensò che era da Balbe che non aveva tutte queste comodità.

Lanciando uno sguardo all’altro capo della stanza vide i vestiti nuovi promessi da re Grewan impilati con cura su una cassapanca, che evidentemente gli erano stati portati mentre dormiva.

Riluttante all’idea di alzarsi rimase a lungo sdraiato sul letto, finché qualcuno non bussò alla porta.

- È aperto – mugugnò.

- Che ci fai ancora svestito? – chiese Galdwin entrando. Aveva camicia e pantaloni nuovi, ma indossava sempre la stessa tunica di cuoio rossiccio.

- Dormo, non si vede? – rispose Bedwyr seccato.

L’uomo lo squadrò con occhio critico. – Beh, non ti prepari?

- No!

- Non fare il saccente, principino – disse Galdwin esaminando i vestiti appena portati. – Hei, questo è nel puro stile di Raden!- rise sollevando una giubba di pelo nero dall’aspetto malsano. – Secondo te di che pelo è, di cinghiale o di capra?

- Lasciami dormire e non scocciare – sbuffò Bedwyr nascondendo la testa sotto il cuscino.

Galdwin con un sospiro gli strappò il cuscino dalla faccia. – Non hai capito che il re ci aspetta per colazione?

- E chi se ne importa? – protestò il ragazzo cercando di riprendersi il cuscino, ma Galdwin alzando il braccio lo tolse dalla sua portata.

- Alzati o ti sollevo di peso.

- Non ci riusciresti.

- Scommettiamo?

Sospirando Bedwyr si sedette sul bordo del letto.

- Che brutto aspetto – gli disse l’uomo squadrandolo dall’alto in basso. – Faresti meglio a raderti, almeno finché non sarai in grado di farti crescere una vera barba.

Bedwyr borbottò e sprofondò di nuovo nel materasso, tirandosi la coperta fin sopra la testa.

- Basta adesso, Bedwyr! vestiti! – sbottò Galdwin seccato, strappandogli di dosso il lenzuolo. – Non sta bene fare aspettare un re.


E adesso, signore e signori, in anteprima, una frase… dal secondo volume!

Il cielo era limpido e stellato, terribilmente scuro, nero ed enorme come una voragine.

Ovviamente è cortissima, ovviamente non posso aggiungere un pezzo più lungo, ovviamente non posso dirvi in che contesto si trova. Non chiedetemi niente perché tanto non rispondo. Ho scelto apposta una frase minuscola e inutile così non potete intuire niente di quello che sta succedendo!! MWUAHAHAHAHAHAHAH come sono sadica!

E con questa risata diabolica vi saluto, ci vediamo al prossimo post che dovrebbe teoricamente parlare di manga (se va bene!). Se lo scanner sarà riparato per allora, i disegni che posterò saranno i seguenti:

Jadifh

Rooth

Nadyr

Evàndros

P.S. Non chiedetemi altri spoiler perché tanto non ve li faccio BD! Se (e dico se) ci sarà qualcosa di più sostanzioso sarà una sorpresa! Dehihioho!

14 gennaio 2009 ore 10.17

un taglietto

No, non stiamo parlando di cute lesa, ma di un taglio un po’ meno doloroso, quello al Libro del destino. Siccome in questo periodo un po’ sono malaticcia e un po’ ho delle cose da sistemare a scuola, non ho avuto il tempo di preparare uno dei miei soliti pallosissimi articoli (sento già alzarsi le ovazioni). In cambio vi posto qui di seguito due tagli che sono stati fatti al mio libro. Inoltre ne approfitto per “consegnare” il disegno che mi aveva commissionato Fra, e spero che le piaccia!

(N.B: se volete che vi disegni qualcuno/qualcosa in particolare non c’è che da chiedere; unica regola: niente coppie!)

Galdwin e Principe x fra

Galdwin e Principe x fra

eccoci dunque al primo taglio, si tratta della versione integrale del capitolo 31, quando Eynis e Jadifh rimangono a guardare le stelle per la seconda volta.

Di nuovo Eynis aveva sognato una distesa di nebbia e un uomo biondo dagli occhi di colore diverso.
Si era svegliata di colpo, ma aveva subito richiuso gli occhi. Cercava di ricordare qualche particolare del sogno, ma questo gli sfuggiva dalla mente come fumo tra le dita.
Quando si rassegnò, era ormai completamente sveglia.
Rimase a fissare il cielo, e si accorse che finalmente dopo quasi due settimane era tornato limpido, e le stelle splendevano come gemme.
Si alzò a sedere, e si accorse di non essere l’unica a soffrire di insonnia. Jadifh era appoggiato alla schiena di Evàndros, e la osservava. Anche quella notte si fissarono negli occhi in silenzio, e anche quella notte Eynis distolse per prima lo sguardo. Le venne da ridere.
– Che hai? – ridacchiò il ragazzo.
– Nulla – disse lei ancora sorridendo. – Ti ricordi la tua promessa?
– Io non ho promesso niente, – puntualizzò Jadifh – comunque, a cosa ti riferisci?
– Mi hai detto che mi avresti insegnato a riconoscere le stelle…
Jadifh sorrise e tornò a fissare il cielo per un attimo. Poi guardò la ragazza e le fece cenno di sedersi accanto a lui. Eynis lo raggiunse e il ragazzo le indicò il cielo.
Le parlò delle stelle, e tutto ciò che diceva lei lo riconosceva nel firmamento sopra di loro.
E nei giorni successivi, ogni volta che la notte era limpida, sedevano l’uno accanto all’altra a guardare il cielo nero, e parlavano degli astri e delle leggende che vi erano legate.
Nessuno seppe mai di quelle notti passate a guardare le stelle, per molto tempo rimasero un segreto.


Il secondo taglio è stato fatto al capitolo 40, subito dopo il recupero delle pagine.

L’elfo con un gran sospiro girò la scatola verso di loro in modo che tutti vedessero i fogli di pergamena arrotolati e legati con un nastro di raso.
Per un attimo ci fu un silenzio tombale.
Poi tutti scattarono in piedi esultando e saltando di gioia, ridendo e abbracciandosi.
– Finalmente – sospirò Principe lasciandosi cadere a terra.
Eynis sorrise e improvvisamente sentì una grande stanchezza dentro di lei. Fu come se, col compimento della missione, tutta la fatica di quel lungo viaggio fosse riaffiorata.
Bedwyr si buttò a sedere a terra. – Bene e adesso?
– Adesso a Yared!- disse Gadlwin con un gran sorriso sul volto – Chiediamo l’alleanza del re di Raden, e poi andremo a Idahla.
– A proposito, che dobbiamo fare una volta là?- chiese Rooth.
– Ci sarà fra due mesi un Gran Consiglio, con ambasciatori di ogni razza e noi dovremo essere presenti – disse Principe. – Idahla dista molto meno di un mese e così potremmo anche riposarci un attimo dal viaggio. Lì completeremo l’addestramento di Bedwyr e Rooth e… beh, basta.
Improvvisamente Galdwin alzò gli occhi verso il sole che iniziava a tramontare. – Devo controllare una cosa, torno subito – disse, e sguainata la spada scese di corsa dalla collina.
– Che gli è preso?- disse Bedwyr.
– Sarà andato a controllare il sentiero- rispose Principe rassicurante. – Tornerà subito.
– Intanto potremmo preparare la cena – disse Nabrik.
Calò un silenzio glaciale, mentre tutti si rendevano conto di non avere più né bagagli né coperte né provviste.
– Per la luna!- disse Daylin. – Temo che ci toccherà andare a caccia.
– Non abbiamo gli archi- fece notare Principe. – Dovremmo piazzare delle trappole.
– Veniamo ad aiutarti, allora – disse Daylin accennando al nano, che sbuffò e alzò gli occhi al cielo.
– Vado in perlustrazione- disse Evàndros. – Magari riesco a trovare qualcosa oltre a neve e sassi – e con una poderosa spinta delle zampe posteriori si alzò in volo.
Anche gli altri si allontanarono, e i quattro ragazzi rimasero soli.
Passò qualche minuto carico d’ansia, poi Bedwyr parlò per tutti: – Ragazzi, io non ce la faccio a resistere. Diamo un occhiata a quelle dannate pagine.
Eynis lanciò un occhiata esitante al cofanetto – Non so se è bene-. Ma il suo tono di voce tradiva una terribile curiosità.
– Dai, cosa potrebbe mai succedere?- disse Jadifh cercando di apparire sicuro, ma dalle occhiate furtive che lanciava a ogni angolo dell’accampamento si capiva che era lui il più dubbioso.
– Se gli altri ci scoprono perderemo per sempre la loro fiducia, – disse cautamente Rooth – però…
– …la tentazione è forte – concluse Eynis per lui.
I ragazzi fissarono scoraggiati il terreno.
Poi Bedwyr si alzò di colpo e afferrò il cofanetto. Prima che i suoi compagni potessero dirgli qualcosa, si sedette a gambe incrociate di fronte a loro, guardandoli come per dire “Ormai è fatta e siamo ugualmente colpevoli”.
Allora tutti si alzarono e si sedettero in un cerchio raccolto di fianco a lui. Bedwyr, ormai certo della complicità degli altri ragazzi, fece scattare la serratura del cofanetto.
Le pagine erano sempre li ed emanavano come un aura irresistibile per i ragazzi. Bedwyr alzò di nuovo lo sguardo come in cerca dell’approvazione dei compagni, che annuirono solennemente.
Allora il ragazzo prese in mano il rotolo con le pagine, in modo che fosse ben visibile a tutti. Deglutendo, sciolse delicatamente il nastro di raso rosso.
Poi, con timore reverenziale e con una lentezza esasperante srotolò la pergamena antica.
Contemporaneamente i ragazzi fecero un balzo all’indietro come temendo una qualche esplosione o fenomeno strano.
Quando si accorsero che non c’era pericolo tornarono in cerchio con un certo imbarazzo.
Bedwyr prese il primo dei cinque fogli di pergamena e lo tenne sollevato davanti agli occhi per leggere.
Gli altri ragazzi fissarono in preda all’ansia il volto del giovane farsi sempre più corrucciato. Sulla fronte di Bedwyr andarono formandosi alcune piccole goccioline di sudore e una vena iniziò a pulsargli sulla tempia; gli altri temettero che avesse letto qualche orribile disgrazia.
– Che succede? Che c’è scritto?- chiese ansiosamente Eynis.
Bedwyr sospirò: – Mi ero dimenticato che non so leggere –. (Nella versione inedita Bedwyr era analfabeta, nota di eli.)
Jadifh gli diede uno scappellotto. – Stupido! ci hai fatto spaventare!- sbuffò strappandogli di mano le pagine.
Ma appena le sollevò per leggere sbiancò.
– Cosa succede? C’è qualcosa di brutto?- chiese Bedwyr massagiandosi la nuca.
– Queste rune non sono quelle degli uomini! Non le so leggere, anche se mi sembra di averle già viste – balbettò Jadifh.
– Cosa?- chiese Rooth strappandogli le pagine di mano per guardarle -per tutti i draghi,ma che lingua è questa?-
– Fammi vedere- disse Eynis prendendogli la pergamena. Le bastò un solo sguardo per capire che gli altri ragazzi avevano ragione: le rune scritte in inchiostro verde scuro erano molto diverse da quelle usate a Nadesh, erano sottili, affusolate e armoniose, probabilmente scritte da una mano esperta. D’un tratto, come in un lampo, Eynis ebbe il chiaro ricordo di una mano che intingeva una penna d’aquila nella boccetta d’inchiostro nero, e tracciava con movimenti fluidi delle rune simili a quelle su un foglio di papiro candido.
– Che succede? Sei pallidissima – disse Bedwyr ansioso.
– Sai cosa c’è scritto? – chiese Jadifh agitandosi nervosamente.
Senza sapere bene come ci riuscisse, Eynis lesse con voce tremante: -Dhie aesederillen Tharedhel Mahninn…
– Cosa? Sei riuscita a capirlo? – chiese Bedwyr incredulo. Per tutta risposta la ragazza lasciò cadere la pergamena e si nascose il viso fra le mani.
– Che hai? Non stai bene? – disse Bedwyr preoccupato.
Lei scosse il capo: – Nulla, non è nulla. Solo un po’ di mal di testa.
– Ma che significa quello che hai letto? – chiese Rooth.
La ragazza, certa di sapere la risposta, aprì la bocca per parlare, ma d’improvviso si rese conto di non avere la minima idea di cosa significassero quelle parole. Era come se le conoscesse bene, ma non riuscisse a ricordarle. O al contrario, come se le ricordasse ma non le conoscesse. Riprese in mano il foglio, ma non riuscì più nemmeno a riconoscere quelle rune che prima aveva letto con tanta facilità.
– Non ne ho idea – disse infine.
– Ma come? Se prima l’hai letto! E cosa c’è scritto nel seguito? – protestò Bedwyr.
– Non lo so! Non ho la più pallida idea di cosa ci fosse scritto, né di come io sia riuscita a leggerlo, né da dove vengano queste nozioni che io non ho mai appreso, né di chi siano questi dannati ricordi che mi perseguitano, non lo so è basta!- urlò la ragazza scattando in piedi.
– Ma che ti prende?- balbettò Bedwyr.
– Scusa – disse lei con voce piccola, scivolando a sedere.
– Queste è meglio metterle via, portano male – disse Jadifh arrotolando di nuovo assieme le pagine con il loro nastro rosso e riponendole nel cofanetto.
– Non dovevamo aprirle- sospirò Rooth mentre Bedwyr riponeva le pagine esattamente dove le aveva trovate.
In quel momento, un tonfo sordo e un raspare di artigli sulla pietra li avvertì del ritorno di Evàndros.
– Che stai facendo vicino alle pagine? – disse a Bedwyr senza tante cerimonie.
I ragazzi tacquero terrificati.
Bedwyr abbasso lo sguardo fingendosi imbarazzato: – Scusami, è che tra i ragazzi di Tared si pensa che il Libro del Destino abbia poteri magici, quindi volevamo aprire il cofanetto per vedere cosa succedeva… ma non abbiamo toccato niente!- disse sgranando gli occhi grigi.
Il drago sbuffò una nuvola di vapore e lo fissò attentamente – Non dovete toccare cose che non conoscete… la magia è strana per chi non la sa usare.
– Lo so, mi dispiace… ma ti prego, non dirlo agli altri: non vorrei che pensassero che siamo deboli – fece il ragazzo.
Il drago si sdraiò per terra, continuando a fissarlo coi suoi occhi smeraldini. – Non glielo dirò.
I ragazzi trassero un sospiro di sollievo, e ringraziarono gli dei che Bedwyr fosse così abile a raccontare frottole.

Aspettatevi qualche altro brano inedito ogni tanto, e magari anche qualche spoileruccio! Come al solito, review!